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Come è indicato nel titolo, si tratta degli scritti del periodo tra il ‘92 e il ‘99. Freud aveva quindi dai 36 ai 43 anni.
Cosa c'è di particolare in questi anni, e quindi nell'insieme di questi scritti?
Bisogna ammettere che ci sono delle qualità che sono proprie e della persona di Freud lungo tutta la sua vita, e delle sue opere, lungo tutto l'arco della sua produzione. Ma quello che c'è di veramente particolare, è che, in questo gruppo di scritti e in questi anni della vita di Freud, queste stesse qualità appaiono in modo assai più massiccio che in altre epoche.
Voglio dire questo: è vero che tutta la vita di Freud è fatta di un appassionato alternarsi di osservazioni, ipotesi, conclusioni, ripensamenti, rielaborazioni tanto inquiete quanto feconde; è vero che i suoi scritti riflettono bene la dinamica, la vitalità vegetante di questo pensiero. È d'altra parte anche vero che questo, tra tutti, fu il periodo più coraggioso; quello durante il quale Freud seppe assistere al crollo (o fu capace di determinare egli stesso il crollo) di buona parte delle conclusioni cui era giunto fino allora. E riuscì a non cedere, a non lasciarsi seppellire da questo crollo. Anzi, da ogni correzione seppe trarre un insegnamento, seppe continuare a cercare, per tante strade; e tante di queste strade si aprirono a nuovi itinerari, tante altre si rivelarono senza sbocco. Seppe tentare elaborazioni teoretiche, di cui alcune dovettero essere abbandonate, mentre altre costituiranno punti di repere fondamentali del pensiero analitico.
E l'una e l'altra di queste categorie di aspetti ci commuovono.
Nelle pagine ove leggiamo considerazioni e costruzioni, che al momento attuale non resistono a una critica che fra l'altro si avvale del senno di poi, noi sentiamo tuttavia tanto spesso la grandezza e il coraggio del pioniere che va per strade inesplorate e sa reggere all'agghiacciante terrore della solitudine.
In altre pagine abbiamo l'occasione di cogliere (messa lì, magari quasi come di sfuggita) un'