You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
David Cooper è un sudafricano che lavora a Londra dal 1955 in qualità di psichiatra. Con R. D. Laing e A. Esterson egli rappresenta quella corrente di psichiatria esistenziale che ha contribuito a creare in Inghilterra, in uno sforzo di superamento di pregiudizi e difficoltà metodologiche connesse con la tradizione psichiatrica e la compartimentalizzazione delle scienze umane tipiche della cultura dominante, il pensiero europeo di questo mezzo secolo.
Il titolo del libro, Psichiatria ed antipsichiatria, dimostra senza equivoci la posizione di antipsichiatra dello psichiatra Cooper nel tentativo di denunciare il metodo con cui la nostra società esercita una violenza ed invalida il malato di mente, con cui la famiglia crea le condizioni per una modalità di esistenza “schizofrenica” ed infine riportando un esperimento di antipsichiatria eseguito in un reparto psichiatrico: Villa 21. Cooper con antipsichiatria intende una concezione del rapporto con il malato di mente, in cui è implicito il tentativo di sottrarre la psichiatria stessa al dominio delle scienze mediche e biologiche considerate come mistificanti ed invalidanti ed al tempo stesso protettive per la società e di riportare il mestiere dello psichiatra in una dimensione umana. “Non c'è una tecnica di invalidazione più rispettabile e persino sacrosanta di quella che ha il supporto della scienza medica”, egli dice e riferendosi alla psichiatria afferma: “la violenza è al centro del problema…, la violenza in psichiatria è essenzialmente la violenza della psichiatria”. L'analisi è limitata alla “schizofrenia”, definita come situazione microsociale, in cui il comportamento