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L'Autore parte da un riesame degli scritti freudiani che si ricollegano al tema della madre fallica. Sono rivisti soprattutto gli studi sul feticismo e il lavoro Un ricordo d'infanzia di Leonardo da Vinci. È in questo lavoro che appare l'immagine della madre-divinità sotto forma di uccello con seni di donna e coda eretta. L'Autore nota che questa immagine, già una imago, non propone solo una figura femminile provvista di pene ma prelude già alla natura predatrice della madre fallica.
Vengono poi riprese in esame le note teorie di M. Klein e dei suoi precursori ed epigoni, di cui l'Autore fa un'estesa disamina critica (Ferenczi, Abraham, di cui viene ricordato il lavoro Il ragno come simbolo onirico, Jones).
La posizione della Klein non sembra all'Autore così lontana da quella di Freud, giacché l'Autrice pone il pene del padre all'interno del corpo materno, ipotesi che Freud mostrò di accogliere. Un capitolo viene dedicato a delucidare l'importanza di Winnicott e le sue teorie dell'oggetto transizionale, soprattutto per quanto riguarda il dominio dell'“illusione”, nell'ambito del rapporto madre-figlio.
Per quanto riguarda le osservazioni personali dell'Autore, questi dichiara di voler prendere in considerazione il problema dal punto di vista delle configurazioni edipiche. Egli pensa che il carattere fallico della madre agisce non direttamente, ma “in una prospettiva di rapporto col padre in una dialettica di relazioni metaforiche fra il pene e i suoi sostituti”.
Inizia col riproporre la figura della madre dello schizofrenico (si sa che l'Autore ha dedicato ampi studi a questo problema soprattutto sotto l'angolatura dell'esame del “milieu familial”. Vedere Encéphale, ). Dopo aver riassunto le teorie di Wynne, Bowen, Bateson, egli conclude che all'interno della relazione schizofrenica l'imago della madre fallica altro non è che la totalità costituita dalla madre e dal figlio, da cui “in uno stesso movimento sono esclusi la realtà e l'immagine paterna”.
La seconda situazione