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Racamier e Maud Mannoni affermano che lo psicoanalista immesso nelle istituzioni psichiatriche può strutturare il proprio ruolo in modo da collocarsi “dentro” o “fuori” il contesto istituzionale. Il ruolo interno si identifica sostanzialmente con il tentativo di instaurare un clima terapeutico ispirato alla cultura psicoanalitica, coinvolgendo tutte le persone presenti nella istituzione, ai fini di trasformare e ai limiti di annullare il contesto istituzionale. Tale ruolo comporta di necessità l'assunzione di concrete responsabilità di gestione e solleva delicati problemi tecnici, tuttora in buona parte non risolti, più vicini, come osserva Racamier, al campo della psicoanalisi applicata che non a quello della psicoanalisi classica.
Il ruolo esterno comprende tutti i tentativi terapeutici, pur effettuati nell'ambito di una istituzione, con singoli pazienti o con gruppi di psicoterapia, senza alcuna pretesa di interferire attivamente nel contesto istituzionale. Questo tipo di “presenza” consente una purezza tecnica non priva di fascino, tra l'altro la conservazione nel momento terapeutico della classica neutralità analitica nei confronti della realtà esterna del paziente.
All'interno delle diverse società psicoanalitiche esistono notevoli divergenze circa le modalità di intervento degli analisti nelle istituzioni. Ne è un esempio un dibattito sull'argomento tra psicoanalisti