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Solo in epoca relativamente recente sono diventate frequenti le osservazioni sistematiche dell'influenza che l'istituzione psichiatrica ha sui sintomi che essa è destinata a curare. Eppure da sempre quest'influenza è stata sottolineata, anche a livello di coscienza popolare, che ha attribuito all'istituzione psichiatrica che le società civili hanno creato un preciso ruolo patogeno. Tutta una letteratura psichiatrica e sociologica, da Stanton e Schwartz sino a Goffman, ha dimostrato, soprattutto attraverso lo studio delle interazioni a livello microsociale, l'esistenza di una fenomenologia morbosa indotta dalla situazione manicomiale, interpretata ora come risultato di disturbi nei rapporti fra i membri dell'équipe curante ora come effetto a livello individuale di un certo assetto sociale dell'istituzione. Sul piano metodologico queste ricerche si sono svolte facendo riferimento o all'ambito teorico della psichiatria interpersonale di ispirazione sullivaniana (come nel caso di Stanton e Schwartz), ampiamente influenzata dalla psicoanalisi, ovvero assumendo l'istituzione come un dato di fatto, a partire dal quale si potevano spiegare una serie di comportamenti, ideologie, atteggiamenti e pregiudizi da parte dei membri dell'istituzione stessa, dal medico sino ai degenti, incluse alcune manifestazioni sintomatologiche. Il modello