You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
In un precedente lavoro ho individuato l'ipocondria quale meccanismo difensivo del narcisismo di un'istituzione psichiatrica. Proseguendo l'indagine sui processi maturativi del medesimo organismo si sono venute evidenziando modalità espressive che ritengo di rilievo nella gestione istituzionale e nella prospettiva euristica della psicoanalisi applicata. Mi riferisco alla fruizione della cultura psicoanalitica nell'ambito della relazione d'oggetto tossicomane. È superfluo sottolineare come tale circostanza costituisca una pesante ipoteca sul processo di nascita di una neocultura istituzionale e sia capace di rendere abortiva qualsiasi politica di riforma psichiatrica. L'espressione degli impulsi e del bisogno, fondamento della elaborazione del rapporto oggettuale, viene in questo modo inibita totalmente e rimpiazzata dal rapporto con un oggetto parziale idealizzato posto nell'analista istituzionale. Rapporto quindi profondamente ambivalente, carico di angosce persecutorie e di un elevato potenziale distruttivo. Riporterò ora una tranche di storia istituzionale dalla quale ho tratto la materia della mia ipotesi di lavoro e sulla quale si fonderà la mia analisi.
L'occasione dalla quale ha preso le mosse la dinamica che mi appresto a descrivere è stato il trasferimento di reparto di un medico, determinato da un ordine della direzione. È importante segnalare che il reparto in oggetto è lo psicogeriatrico. Fin dall'inizio della vita dell'ospedale questo reparto si era costituito come la punta