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Un'operazione terapeutica particolare, quale può essere una terapia di gruppo all'interno di una istituzione psichiatrica tradizionale, solleva delle problematiche che sembrano legate al fatto che l'istituzione in quanto tale richiede al paziente degli investimenti e delle prestazioni non concordanti con quanto invece la terapia analitica sollecita. In questo lavoro parlerò di “istituzione” riferendomi sempre a una istituzione ospedaliera psichiatrica tradizionale, efficiente nel campo delle terapie biologiche, all'interno della quale ho fatto le esperienze da cui traggo le presenti riflessioni.
Un'istituzione di questo tipo va inevitabilmente soggetta a quella “crisi” il cui senso va ricercato nella sfasatura tra la struttura e la storia, la struttura istituzionale che tende a restare rigida e l'Io sociale che, evolvendo, ne reclama la trasformazione.
Non è mio compito qui descrivere e analizzare i fenomeni relativi ai conflitti suscitati da tali emergenze né descrivere le strutture istituzionali alternative a quelle cui mi riferisco. Questa era, all'epoca dell'inizio delle mie esperienze, sul punto di entrare nella crisi in quanto cominciava ad avvertire le proprie carenze. Le prime esperienze di trasformazione vanno ricondotte proprio a questi tentativi di approccio psicoanalitico, condotti prevalentemente attraverso l'uso dei gruppi (gruppi di reparto, terapie di gruppo intra- ed extraospedaliere, terapie bifocali, gruppi del personale).