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William H. Gillespie è uno tra i maggiori analisti della generazione di Anna Freud. I suoi lavori sulle perversioni sono universalmente noti. È stato dal 1959 al 1963 Presidente della International Psycho-Analytical Association, della quale è tuttora uno dei Vice-Presidenti. Gillespie è giunto a una posizione critica del concetto psicoanalitico di istinto, e comunque non tende a credere che l'aggressività sia un istinto. Le sue vedute sono condivise da un certo numero di analisti, che rappresentano uno dei poli estremi delle vedute psicoanalitiche attuali sull'aggressività. Il lavoro che qui pubblichiamo venne da Gillespie scritto su invito del Comitato del Programma scientifico del Congresso internazionale di Psicoanalisi di Vienna (luglio 1971) e pubblicato poco prima del Congresso. Lo stesso invito venne rivolto a quattro altri analisti.
Quando mi fu chiesto, con un preavviso piuttosto breve, di scrivere un articolo sull'aggressività per il prossimo Congresso, fui all'inizio un po' riluttante ad assumere questo incarico; ma il vago sentimento di aver qualcosa da dire sulla teoria dell'aggressività, mi ha spinto alla fine ad accettare. A rendere esplicita quella mia impressione vaga ha contribuito, più tardi, un lavoro presentato nel luglio del 1970 alla British Psycho-Analytic Society dal Prof. J. O. Wisdom (il lettore interessato troverà l'esposizione dettagliata nell'opera di Wisdom, 1969). Il suo tema centrale era quello del ruolo determinante giocato dalla Weltanschauung nelle teorie scientifiche in generale, ed in quelle della psicoanalisi in particolare. Freud affermò più di una volta che la psicoanalisi non ha alcuna Weltanschauung; o altrimenti, che essa condivide semplicemente quella della scienza. Ora, uno degli argomenti centrali di Wisdom è proprio che non vi è nessuna Weltanschauung scientifica, e che gli scienziati si ingannano se credono che le loro teorie siano indipendenti da una Weltanschauung implicitamente accettata, che non può essere conferma