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Nella generazione successiva a quella di Anna Freud, Herbert Rosenfeld è tra gli analisti più autorevoli, ed è comunque il più autorevole rappresentante della cosiddetta “Scuola Inglese” di psicoanalisi, vale a dire della scuola di Melanie Klein. Notissimi sono i suoi importanti studi sulle psicosi e sul narcisismo. A differenza di tutti gli altri analisti, i kleiniani accettano completamente le ultime vedute di Freud sugli istinti, e in particolare il suo concetto di istinto di morte, che ha permesso a Melanie Klein e ai suoi seguaci di studiare clinicamente le espressioni psicodinamiche dell'aggressività, a partire dai primi tempi dello sviluppo infantile. Ciò in opposizione a quegli analisti i quali ritengono che il concetto freudiano di istinto di morte non sia clinicamente utilizzabile. Il lavoro che pubblichiamo fornisce le basi concettuali da Rosenfeld poste nel suo studio del narcisismo e una eccellente esemplificazione di come l'istinto di morte venga da Rosenfeld utilizzato sul piano clinico in pazienti narcisistici.
Anche questo lavoro, come quello precedente di Gillespie, venne da Rosenfeld scritto su invito del Comitato del Programma scientifico del Congresso di Vienna (luglio 1971) e pubblicato poco prima del Congresso.
Quando Freud, nel 1920, introdusse la sua teoria dualistica degli istinti di vita e di morte, nello sviluppo della psicoanalisi ebbe inizio una nuova era, che gradualmente consentì una più profonda comprensione dei fenomeni aggressivi nella vita mentale. Molti analisti misero in discussione la teoria dell'istinto di morte e furono tentati di scartarla, come puramente teorica e speculativa. Altri analisti tuttavia riconobbero presto la sua fondamentale importanza clinica.
Freud sottolineò che l'istinto di morte spingeva l'individuo silenziosamente verso la morte, e che solo attraverso l'attività dell'istinto di vita questa forza mortifera veniva proiettata all'esterno ed appariva sotto forma di pulsioni distruttive dirette contro gli oggett