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La memoria di Edoardo Weiss è cara a tutti gli analisti italiani. Si deve a lui infatti l'introduzione della psicoanalisi in Italia e la stessa fondazione della Società Psicoanalitica Italiana. Il suo lavoro che qui pubblichiamo per la prima volta in italiano (venne scritto originariamente in tedesco e pubblicato nella celebre rivista austriaca Imago,) segna il momento in cui la neonata Società Psicoanalitica Italiana si presentò per la prima volta di fronte a un consesso internazionale . Ma oltre a questo dato storico, il lavoro è tuttora di grande interesse, in primo luogo perché appartiene a un'epoca in cui la grande divisione degli analisti rispetto all'istinto di morte non era ancora avvenuta, in secondo luogo perché la sua impostazione metapsicologica è ineccepibile, e in ultimo, ma non per ultimo, perché esso mantiene ancora per intero una sua sorprendente validità. Valicando il tumulto di quasi quarant'anni, i pensieri pacati e profondi del giovane Weiss ci giungono inaspettatamente attuali, capaci ancora di stimolarci e di farci meditare.
Come è noto, Freud ha desunto l'istinto di morte dalla coazione a ripetere e dal dato di fatto che ogni vivente muore. Ma dalla coazione a ripetere egli non ha derivato solo l'istinto di morte, bensì l'istinto in generale: “… un istinto sarebbe dunque una tendenza al ripristino di uno stato anteriore, una tendenza immanente all'organismo vivente…”. In relazione all'ipotesi che anche l'Eros debba la sua esistenza a uno stato a cui ci è toccato rinunciare sotto l'azione di forze di disturbo esterne, stato che l'Eros tende a ripristinare nell'organismo, Freud accenna alla nota teoria di Aristofane. Come i singoli individui tendono alla congiunzione per cause interne, cioè istintuali, così ogni vivente muore per cause interne, cioè fa ritorno nell'inorganico per la coazione a ripetere che reca in sé. “Il fine di ogni vita è la morte, e inversamente: il non vivente esisteva prima del vivente”.(1)