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La relazione riguarda il caso di una paziente di 30 anni con netta organizzazione narcisistica della personalità, sposata da 4 anni, da 18 mesi in analisi al momento dell'evento considerato. Fin dalla prima seduta la paziente ha portato in analisi fantasie e sogni di parto, vissute come tentativi di negare L'iniziata relazione con L'analista attraverso meccanismi magico-onnipotenti.
Il ricchissimo materiale mostra una struttura di base in cui, sullo sfondo di un atteggiamento fusionale, emergono a volte attitudini più evolute, capaci di articolarsi all'invidia e all'idealizzazione.
Essendo i tratti prevalenti situati in un'area di organizzazione preambivalente, il rapporto di oggetto sembra non realizzato e si esprime solo in alcune relazioni con oggetti parziali: L'analista è quindi vissuta come fusa col Sé; oppure, sulla base dei suddetti nuclei più evoluti, il rapporto è attaccato dall'invidia o preservato dall'idealizzazione.
Nell'ambito di una massiccia identificazione proiettiva, la paziente si serve fin dall'inizio dell'analista per dislocare in essa i propri contingenti distruttivi e le proprie ansie persecutorie. D'altronde la paziente sembra angosciata da sentimenti di svuotamento da parte dell'analista nei confronti del proprio contenuto, ma, attraverso un controllo onnipotente della situazione analitica, si sottrae alla sofferenza psichica derivante da questa situazione: le difese di fronte a questi contenuti psichici portano, attraverso processi allucinatori (fantasie di gravidanza isterica che precedono-accompagnano e nascondono L'avvenuto concepimento), all'agire.
Il bambino concepito è L'oggetto onnipotente carpito all'analista; è se stessa immessa nel corpo dell'analista: in questo modo essa è insieme madre e figlia, analista e paziente, ladra e derubata, contenente e contenuto; la