You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
Questa, ben si sa, è L'era dei pressappochismi e delle confusioni. La “torre di Babele” non è d'epoca biblica, è di oggi. Particolarmente in certe materie imperversano i millantatori, gli orecchianti, gli sprovveduti (basta aprire qualche rotocalco per vedere a quali strani tipi siano affidate certe rubriche di divulgazione psicologica, certi “dialoghi con i lettori” sui problemi del sentimento, dell'immaginazione o del sesso). Non a questo livello si pone, è da ammetterlo, L'assieme di scritti che costituiscono il “numero speciale” della rivista Ulisse, spavaldamente intitolato “Processo alla psicoanalisi”. Ma un fatto non può non colpire il lettore appena appena informato: nella “rosa” degli Autori di Ulisse che hanno collaborato al “numero speciale” non figura neanche uno psicoanalista. Sarebbe come dire: un volume sulla biochimica scritto esclusivamente da non biochimici, o un'opera sulla musica moderna compilata da tutti fuorché da musicologi. Beninteso, L'affermazione vale se si ammette che gli “psicoanalisti” meritevoli di questa qualifica siano quelli riconosciuti dalla Società Psicoanalitica Italiana o dall'Associazione Psicoanalitica Internazionale. Se invece si ritiene che un avvocato, o un insegnante di lettere, o un etnologo, possano senza batter ciglio definirsi “psicoanalisti”, il discorso cambia. Nel citato fascicolo di Ulisse troviamo infatti — tanto per dirne una — un direttore di scuole private al cui nome seguono gli appellativi “psicologo clinico, psicoanalista”. Vi troviamo inoltre filosofi, medici-chirurgi, scrittori, giornalisti, sociologi, ecc. Un giornalista spiega “come e perché si diventa psicoanalisti” (senza essersi mai avvicinato, per quanto ci consta, a un Istituto psicoanalitico di training). Il predetto (ex ore suo) “psicologo clinico e psicoanalista” discetta su “psicoanalisi e creatività letteraria”. Un avvocato esamina “la professione dello psicoanalista”… Torre di Babele, dicevamo.
Un po' la colpa è del sottoscritto: il quale, i