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In questo lavoro mi propongo di approfondire la natura e il significato della partecipazione dell'impulso scopofilico alla psicopatologia del senso di identità; trattandosi di un contributo clinico, faccio riferimento al caso di un paziente affetto da nevrosi di carattere, con importanti alterazioni del senso di identità, associate ad impulsi scopofilici non organizzati in una struttura perversa e tuttavia inseriti in maniera determinante in ogni momento dell'anamnesi e in ogni parte del tessuto clinico: nell'agire, nel transfert e nei sogni.
È noto che l'impulso scopofilico acquista dimensioni particolari in molti quadri clinici di nevrosi del carattere, specie quando l'oralità appare più intensamente disturbata; nel caso del mio paziente l'area orale, senz'altro conflittuata, è contemporaneamente implicata in problemi riguardanti l'identità e le alterazioni del rapporto oggettuale. Questi caratteri clinici portano subito il discorso sugli aspetti teorici dei rapporti tra introiezione orale e internalizzazione visiva e dell'influenza di questi meccanismi nelle dinamiche del rapporto oggettuale. Si tratta di argomenti con letteratura molto vasta e ricca di contributi, la cui presentazione completa ed organica, oltre che difficilmente attuabile, risulterebbe sproporzionata ai limiti entro i quali deve essere contenuta la mia trattazione. Può essere utile però che, prima di esporre più dettagliatamente il caso clinico, io chiarisca da quali premesse teoriche generali sono partito per esaminare i problemi specifici posti dal mio paziente.
A questo scopo ricordo che secondo Greenacre le prime relazioni con l'oggetto animato o inanimato sono mediate soprattutto dai movimenti della suzione e dalle stimolazioni tattili.
Nella seconda metà del primo anno lo sviluppo dell'attività motoria