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Fenomenologicamente il silenzio può essere riferito a due principali situazioni. Nella prima uno degli interlocutori sta in silenzio mentre l'altro parla, nella seconda ambedue gli interlocutori stanno silenziosi.
Nella prima situazione, l'interlocutore che tace può trovarsi in una posizione attiva, di ascolto, oppure in una posizione passiva di disinteresse e di distrazione. L'aspetto singolare che contraddistingue l'attività di colui che ascolta sta nel fatto che questi deve sviluppare contemporaneamente una certa passività nei confronti di colui che sta parlando. L'ascoltatore deve infatti essere in grado di accettare una certa “dipendenza” nel senso di lasciarsi guidare dall'iniziativa di colui che parla.
Questi fatti mostrano come all'interno della comunicazione verbale esista già “in nuce” la tematica e la dinamica relative all'intervento oggettuale e all'investimento narcisistico. Un interlocutore che presenta un rapporto di oggetto impostato narcisisticamente avrà maggiori difficoltà ad accettare la dipendenza e, di conseguenza, potrà presentare un disturbo nella sua funzione di ascoltatore; questo stesso interlocutore “narcisista” facilmente interpreterà proiettivamente il silenzio di colui che lo ascolta come prova di indifferenza e chiusura narcisistica. La precisazione dei concetti di attività e passività credo che sia fondamentale: soprattutto se ci si interessa sul tema del silenzio in analisi è possibile verificare che molti malintesi sono nati dall'uso non univoco di questi concetti. Forse sarebbe utile condurre uno studio che permettesse di approfondire i rapporti tra il concetto di attività intesa come capacità di operare attivamente degli investimenti libidici e il concetto di attività come capacità di tradurre in atto, sviluppare iniziative, operare delle scelte.
Nel rapporto psicoanalitico esiste il silenzio del terapeuta, il silenzio