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Il seminario si apre con una sintetica e chiara rassegna della letteratura che suscita immediato interesse: si articolerà dai primi lavori di Freud sull'argomento fino al Panel del 1958 dell'American Psychoanalytical Association e ai lavori più recenti.
Dopo considerazioni generali sulle polarità oggettuali e narcisistiche dell'investimento libidico nella comunicazione verbale, viene preso in esame anzitutto il silenzio dell'analista attraverso i lavori di Zeiglis e Pressmann: il silenzio dell'analista come condizione per la sua autentica disponibilità verso la libertà espressiva del paziente, Cremerius: per il quale né il tacere è passivo né il parlare è attivo e che vede metaforicamente il silenzio maggiormente collegato alla coppia madre-bambino mentre il linguaggio verbale avrebbe maggiori legami con la figura paterna, Wilhelm Reich: favorevole a interventi precoci per organizzare il processo analitico in maniera sistematica fin dall'inizio, Theodor Reik: sostenitore invece dei vantaggi del silenzio per favorire nell'analista la sensibilità empatica di ascolto (il termine di terzo orecchio è suo), Racker: fortemente critico verso Reik al quale attribuisce un uso del silenzio più in favore della confessione che della interpretazione e con atteggiamento marcatamente passivo, Nacht: che sostiene il valore integrativo del silenzio specie nella situazione silenziosa di entrambi i componenti la coppia analitica in relazione ai fenomeni di rapporto che si collocano a livello preverbale.
Il relatore sostiene l'utilità di spostare l'accento dall'osservazione del comportamento attivo o passivo, silenzioso o no, allo studio delle modalità con le quali si stabiliscono le catexi e cita infine Blos: l'effetto benefico o devastante di un silenzio a seconda che intervenga al buon momento o in un momento sbagliato.
Passando al silenzio del paziente vengono ricordati: Blos: effetto frustrante sull'analista che può proiettivamente sentire il paziente ostile, non cooperativo, resiste