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Nella riunione congiunta della mattinata del 18 novembre, alcuni dei conduttori dei seminari hanno giustamente detto che essi avrebbero trovato improduttive delle ripetizioni (mediante cosiddetti “riassunti”) di quanto era stato discusso nel seminario del giorno prima. E invece parlarono la Musa (il preconscio) del momento.
Ad ogni intervento poi Corrao ci sottolineava alcune parole dette, proponendole come “parole-chiave” o “parole-stimolo”, e suggerendole come agganciamento o sorgente di impulsi per ulteriori elaborazioni e discussioni.
Trovo piacevole e produttivo agganciarmi ora ad alcune di queste “parole-stimolo”, in quanto erano state anche al centro di riflessioni fatte nel nostro seminario il giorno precedente. Una di queste è la parola: “curiosità”.
Gilda Gaburri aveva esordito ricordando le parole di Freud sull'uso del divano, col medico seduto dietro “in modo da non poter essere guardato”. Questo “ha un significato storico, rappresenta le vestigia del metodo ipnotico, da cui è uscita la psicoanalisi”. E poco sotto: “Io non sopporto che mi si stia a guardare per otto ore al giorno e più… Siccome, nel corso della seduta, io mi lascio andare ai miei pensieri inconsci, non voglio che l'espressione del mio volto possa fornire al paziente certe indicazioni su cui egli farebbe congetture, o che avrebbero influenza su quello che egli dice. In genere l'analizzando considera l'obbligo di stare disteso come una dura prova, e protesta soprattutto quando l'impulso scopofilico gioca un ruolo importante nella sua nevrosi”.
Freud parla di impulso scopofilico dell'analizzando. Prima però aveva parlato del proprio fastidio a essere guardato e i motivi che aveva successivamente addotto possono benissimo essere accettati come motivi più che validi nell'ambito appunto di suggerimenti utili al buon proseguimento del lavoro.
Ma noi abbiamo pensato che sia bene dirigere l'interesse allo svelamento dei motivi latenti che possono sottostare a queste motivazioni manifeste. Il discorso