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L'argomento di studio proposto dalla Dott. Manfredi Turillazzi riguardava il passaggio in sede teorico-storica “dalle interpretazioni mutative di Strachey alle interpretazioni delle relazioni tra gli oggetti interni”. In considerazione di qualche riluttanza, oggi diffusa tra gli psicoanalisti, a interpretare, a far uso dell'interpretazione verbale, e dell'incertezza, che si manifesta particolarmente nelle scuole italiane, sul ruolo da dare all'interpretazione di transfert, ritenuta una caratteristica dell'indirizzo kleiniano, il seminario ha cercato di portare avanti il discorso di integrandolo con l'assunto, del resto previsto anche dallo stesso Strachey, sul piano teorico-tecnico di un'interpretazione “al di là” del transfert che riguardi le relazioni tra gli oggetti interni del paziente — interpretazione a cui si giunge solo attraverso il transfert.
Il seminario si è svolto sul canovaccio di una relazione della Manfredi corredato e illustrato da materiale clinico atto a puntualizzare vari momenti ed effetti del lavoro interpretativo (“Al di là delle interpretazioni di transfert”). Poiché premessa alle interpretazioni degli oggetti interni è il transfert, si pone innanzitutto la domanda: qual è il contenuto reale che permette l'interpretazione di transfert, qual è la realtà su cui essa si appoggia e come questa realtà viene vissuta dal paziente e dall'analista? In vista di chiarire la questione vengono menzionate alcune norme pratiche che, a seconda degli indirizzi di tecnica prescelti, dovrebbero regolare il lavoro interpretativo.
In questo contesto si è fatto presente che il transfert è ubiquitario — insieme superficiale e profondo, remotissimo e attuale — che ai meccanismi di difesa corrispondono fantasie, per cui non si può separare l'interpretazione dei contenuti da quella dei meccanismi. Per quanto i concetti espressi da quelle norme possano essere considerati, come fa pure Strachey, quali elementi preparatori alle interpretazioni di transfert, occorre metter