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Se si parla della biologia del so-gno in una rivista di psicoanalisi, letta da chi del sogno fa lo strumento di conoscenza per eccellenza, è solo perché il sogno è diventato con lo sviluppo delle ricerche neurobiologiche un terreno di interessi interdisciplinari.
Agli aspetti fondamentali di natura psicologica attribuiti da Freud al sogno si aggiungono oggi, grazie alle ricerche di neurofisiologia, neurochimica e psicofisiologia, contributi scientifici che aumentano l'interesse per il fenomeno sogno e lo spin-gono fino ai confini della moderna etologia.
Hartmann inizia la sua esposizione con un capitolo sulla ontogenesi dello stato-D. Questo stato rappre-senta la fase di sonno con desincronizzazione del tracciato, caduta del tono muscolare antigravitario, movimenti oculari rapidi o REM degli autori anglosassoni e nel versante psicologico appare correlato con l'attività onirica. Il capitolo sull'evoluzione ontogenetica di que-sta fase del sonno appare interes-sante per le correlazioni che rende possibile tra evoluzione dell'attività elettrica del cervello e matura-zione di funzioni neurofisiologiche e psicologiche. Di ciò parlerò in maniera più specifica nel corso della recensione. Il capitolo sulla neurofisiolologia del sogno appare essenzialmente riassuntivo delle moderne concezioni sui meccanismi cerebrali che presiedono al sonno sia sincrono (sonno non-REM o S) che desincronizzato (sonno REM o D). Il sonno viene presentato come il risultato di un'azione attiva e passiva che inte-ressa strutture del tronco encefalico, talamo intralaminare e ipotalamo. Il meccanismo attivo del sonno sincro-no appare legato ad un'azione sintonica reciprocamente facilitatoria tra le regioni sincronizzanti caudali del tronco ed il talamo aspecifico, mentre lo stato di veglia sarebbe dovuto a una prevalente attività sulla corteccia delle strutture reticolari desincronizzanti situate nelle regioni rostrali (mesencefalo o rostroponte) del tronco encefalico e presumibilmente anche a livello