You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
Emilio Servadio è giunto alla soglia dei suoi anni settanta senza che noi, pur essendogli accanto, ce ne avvedessimo. Ciò non dipende soltanto dall'eccezionale disinvoltura con la quale la sua persona fisica sostiene l'incalzare del tempo, ma anche dalla sua non meno eccezionale capacità di essere vivo e operante a pieno ritmo in un modo costante e con grande naturalezza. Per sorprendersi dell'attività di Servadio occorre che capiti di pensarci sopra. Allora soltanto se ne rimane stupefatti.
Con la stessa semplicità e naturalezza, accade che Servadio impronti decisamente di sé tutto quello che fa. È un fatto così naturale che non salta agli occhi e bisogna, anche qui, fermarsi a considerare le cose, per accorgersi di quanto la sua presenza sia incisiva. Non vi è dubbio, mi sembra, che certi caratteri distintivi dell'Istituto Romano di Psicoanalisi, formatesi e cresciuto intorno a Servadio, si siano modellati sulle posizioni ferme e consapevoli da lui sempre mostrate di fronte all'impegno di preparare nuovi analisti. Così come non vi è dubbio che certi interessi scientifici che caratterizzano gli analisti del Centro Psicoanalitico di Roma (gli analisti cioè che si sono formati intorno a lui nell'Istituto Romano di Psicoanalisi) traggano origine dagli argomenti di studio preferiti di Servadio e da lui con impegno perseguiti, in un'epoca in cui il perseguirli esigeva anche coraggio. Mi riferisco in particolare all'interesse per i periodi, più precoci, dello sviluppo, a quello per il contro-trasfert