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Gli scritti che seguono sono stati il risultato di un lavoro di gruppo da me diretto presso l'Istituto Milanese di Psicoanalisi nei mesi precedenti il Convegno della Società Psicoanalitica Italiana, tenuto a Roma il 18-XI-72 e avente per tema di dibattito: “Creatività, scientificità e ortodossia nei gruppi psicoanalitici”.
Il lavoro di gruppo era stato preceduto dalla distribuzione di un saggio sull'angoscia genetica ora pubblicato nel mio libro Simbolo e Codice nel capitolo intitolato “Simbolo e codice nella didattica psicoanalitica” (1).
Nel saggio, predistribuito ai partecipanti al lavoro del gruppo, definivo l'angoscia genetica come specifica angoscia concernente il prodotto del concepimento sul doppio versante dell'angoscia generandi, nel senso di mettere al mondo un bambino deteriorato e di angoscia generari nel senso di essere messo al mondo come bambino deteriorato. In particolare illustravo l'angoscia genetica come specifica delle madri in gravidanza. Cercavo però di mostrare come tale angoscia venga mobilitata in ogni evento di affiliazione sociale implicante un processo di gestazione culturale. In questa prospettiva l'angoscia genetica avrebbe una specifica configurazione sociale e travaglierebbe in modo specifico le istituzioni didattiche e scientifiche, in quanto implicanti problemi di creatività e nello stesso tempo di trasmissione di codici culturali.