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Vorrei dire, innanzi tutto, che è stato per me molto difficile capire quale tipo di contributo avrei potuto portare questa sera al gruppo che si proponeva di riflettere sul significato del suo lavoro sul tema della “Creatività”. Questa difficoltà era accresciuta dal mio desiderio di non usare il gruppo come un contenitore di idee confuse e pregne di emotività: volevo infatti portare delle idee già elaborate - ma non per questo devitalizzate - riuscendo ad eseguire in me l'indispensabile lavoro di decantazione e di chiarificazione. Quest'esigenza nasceva soprattutto da un'acquisizione di cui mi ha arricchito la partecipazione alla vita di questo gruppo.
Ma, tra tutte le idee che mi venivano sull'argomento, quali era opportuno scegliere e sviluppare? Vi confesso che quest'incertezza mi faceva ripiombare nell'atmosfera di confusione e di impotenza che avvolgeva i primi passi del nostro gruppo.
Ricordo bene quelle prime riunioni: il desiderio di far parte del gruppo era in me assai vivo, ma la consegna secondo la quale avremmo dovuto esprimere la nostra creatività con un lavoro scritto, e non con delle divagazioni che potevano nascere sul momento, bloccava ogni mia iniziativa anche verbale.
Immaginavo allora che il mio compito fosse quello di passare da una creatività elementare, infantile - quella delle libere associazioni, per esempio - ad una creatività più complessa e matura, cui non riuscivo a dare una forma. Il mio lavoro avrebbe potuto