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Per concludere la riflessione sui problemi della creatività quali sono emersi dal lavoro di gruppo sull'angoscia genetica vorrei collegarmi soprattutto al lavoro di Bianca Gatti che è quello che meglio si presta a chiarire taluni aspetti della creatività all'interno delle istituzioni didattiche.
Il lavoro di Bianca Gatti pone l'accento sul fatto che la creatività è anche un problema di gruppo e di identità. Se l'invidia porta ad attaccare maggiormente gli oggetti prossimi preservando quelli lontani, ne deriva una specie di costituzione perversa dell'identità culturale, caratterizzata da eterofilia e autofobia. Se, come pare, questa specie di costituzione perversa dell'identità dovesse essere considerato un male italiano o comunque un comportamento più evidente da noi che in altri paesi, la cosa dovrebbe preoccuparci.
La creatività individuale, improntata a forte originalità può anche prosperare nella solitudine. La creatività di un gruppo istituzionale esige tuttavia il costituirsi di un'area di accoppiamento reciproco, che a sua volta comporta una confidenza reciproca e il costituirsi dei membri di un gruppo come soggetti che si considerano reciprocamente interlocutori validi e che pertanto possono costituire come valido, cioè come avente valore, ciò che da essi è creato. L'eterofilia rischia di costituire un difetto permanente di identità. Se è vero che gli oggetti estranei sono idealizzati ciò, si sa, copre una situazione di persecuzione. Questa è alla base di un'intensa angoscia genetica, che esaspera il rigetto successivo di tutto ciò che viene creato attraverso l'accoppiamento con l'oggetto éteron, nascostamente