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Vorrei in questa breve nota accennare ad alcune acquisizioni recenti relative al primo sviluppo della creatività.
Com'è noto, il bambino di poche settimane o di pochi mesi non sa distinguere il proprio sé, cui appartengono la mano o il dito che a tratti succhia, da ogni altra cosa, che appartiene alla categoria del “non me”, tra cui dovrà essere incluso lo stesso seno materno. Man mano che egli cresce e matura, egli va acquistando un senso del mondo che gli sta dentro, una realtà personale, psichica, che egli racchiude e contiene. Tutto ciò che è al di fuori è realtà esterna, condivisa; il di dentro e il di fuori sono separati da ciò che Winnicott chiama la membrana limitante del sé unitario.
Ma nel mondo senza tempo e senza confini del bambino lattante lo spazio interno e lo spazio esterno sconfinano e si fondono. È solo molto lentamente, com'è noto, che si va definendo una realtà interna e una realtà esterna, mentre per lungo tempo vi è un continuum tra soggettivo e oggettivo: per cui il bambino nei primi mesi confonde sé e la madre, la richiesta di fusione che gli viene dall'interno e la soddisfazione (o non soddisfazione) che gli viene dall'esterno. Il bambino di quest'età non ha ancora integrato eventi interni con eventi esterni in una Gestalt, legando così quelli che vanno insieme tra loro.
Ora, per quanto si è potuto rilevare con l'osservazione diretta, è in questo continuum che il bambino comincia a creare, in modo magico e onnipotente. La sua prima creazione è il proprio spazio