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Nel romanzo “Il partigiano Johnny” (Einaudi Editore), in cui - pur prescindendo dalla riuscita poetica, comunque primeggiante mi pare rispetto a quella di altre sue creazioni - Fenoglio si è maggiormente e più autenticamente riversato, il ricorso a termini medici e a descrizioni o analogie sulla base di terminologie mediche, la simbolizzazione in forma di fantasie anatomiche, fisiologiche o patologiche, si fa presente fin dalle prime pagine.
L'uso di questo linguaggio “ipocondriaco” - che non è strettamente specifico di quest'artista, ovviamente - è però in lui così ricorrente e in forme tali da far presumere una misteriosa tendenza del processo creativo (a livello inconscio-preconscio) a trovare espressione nella formulazione e strutturazione di un certo genere di rappresentazioni terminologiche (Immagini verbali) e di specifiche fantasie.
Il suo guardare alle cose o ai suoi personaggi intimamente assimilandolo a un guardare “clinico”, identificando cioè quanto “vedeva” al momento dell'ispirazione, magari attraverso un'analogia,