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Nel VII Capitolo di Analisi terminabile e interminabile Freud scrive intorno all'analisi didattica con accenti molto polemici, come del resto polemico è il tono in molti altri passi di questo lavoro.
La Benedek nel 1969 espresse l'idea che il tono di Freud fosse diretto contro l'atteggiamento eccessivamente ottimistico di alcuni analisti circa l'esito delle analisi didattiche, illusione che — a detta dell'Autrice — contagiava rispettivamente analisti di training e analizzati. È probabile che la Benedek abbia visto giusto, ma rileggendo Analisi terminabile ed interminabile il cosiddetto “pessimismo” di Freud mi è stato di stimolo ad affrontare l'argomento oggetto di questa relazione proprio per la particolare contrapposizione fra le scoperte di altri psicoanalisti ed il pensiero di Freud che in questo suo lavoro riafferma rigorosamente certi assunti, come Musatti ha ben messo in rilievo nella prolusione ai Seminari del Centro Milanese di Psicoanalisi dedicati ad Analisi terminabile ed interminabile. Ciò che colpisce è il senso di “marcia indietro” di Freud rispetto a certi temi che egli stesso aveva offerto alla riflessione degli psicoanalisti e che avevano promosso altre scoperte. Nel momento in cui Freud scriveva il lavoro oggetto di questi seminari, l'analisi personale a fini didattici era già da dieci anni parte integrante della tripartizione in cui era