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La più esplicita riflessione di Freud sull'anoressia mentale si ritrova nella “minute G” diretta a Fliess nel 1895. “La ben nota anorexia nervosa delle ragazze — egli scrive — mi sembra essere una melanconia che si verifica ove la sessualità non si è sviluppata… Perdita di appetito: in termini sessuali, perdita di libido”.
Questo parallelo tra l'anoressia e il lutto fornisce una delle possibili chiavi per la comprensione delle inibizioni dell'istinto alimentare riportabili ad una struttura melanconica.
Il concetto del rifiuto alimentare come risultato di una difesa contro gli impulsi cannibalici verrà ripreso da Freud — come è forse superfluo ricordare — nel successivo classico “Lutto e malinconia”. Sono evidenti in questo lavoro gli echi del contemporaneo saggio in cui Abraham analizza, sulla base di una casistica originale, alcuni tra i più comuni disturbi della funzione alimentare. Poiché le pulsioni sadiche del melanconico sembrano tendere “alla distruzione per divorazione dell'oggetto d'amore”, si comprende la frequenza del disturbo alimentare: “… i desideri più profondamente repressi sono di natura cannibalica, i peccati sono riportati ad un nutrimento proibito, aborrito”. Spiega Abraham: “Il paziente si comporta allora