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Prima di presentare il caso clinico ritengo utile, anche al fine di rendere più chiare e comprensibili le dinamiche, tentare di mettere un po' di ordine nel groviglio di definizioni e concettualizzazioni teoriche relative al termine di Identificazione al quale, in tempi diversi, sono stati attribuiti i più svariati e spesso contrastanti significati.
Secondo le idee più recenti (Meissner, Gaddini) l'Identificazione non va considerata come un meccanismo di difesa nel senso dategli da A. Freud (identificazione con l'aggressore) ma come un prodotto processuale e strutturante di vari meccanismi di base in virtù del quale la realtà esterna viene distinta da quella interna e l'oggetto viene distinto dall'Io.
Senza l'identificazione non sarebbe possibile l'evoluzione di altri processi come ad es. la formazione della identità, né si potrebbe disporre di cariche oggettuali mature, vale a dire di un rapporto oggettuale soddisfacente. L'identificazione, secondo Meissner, è il risultato di una internalizzazione dell'oggetto. Con internalizzazione si vuole intendere quel processo che determina la formazione di un “mondo interno”; un processo, dunque, di trasformazione per cui i rapporti, le interazioni, le modalità di regolazione esterne divengono parte delle strutture psichiche profonde costituendo il mondo interno.