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L'atteggiamento narcisistico onnipotenziale del paziente si riaffaccia talvolta nel lavoro analitico con la necessità psichica di negare l'invidia verso la persona che svolge il lavoro terapeutico. Il risentimento invidioso può a volte trasparire (e può quindi essere utilizzato) quando il paziente lamenta l'“avarizia” del terapeuta e cioè quando depreca il fatto che l'analista, “esperto di scienze psicologiche”, pur avendo le risposte risolutive ai suoi interrogativi più angosciosi, non le eroga mai completamente e tutto quello che dà è sempre contingente, incompleto. Il paziente si domanda perché mai dovrebbe impegnarsi nell'analisi e ascoltare davvero, se tutto quello che gli riesce di ricevere è sempre in qualche modo incompleto, insufficiente. Si tratta, a nostro avviso, di recepire questa “protesta” come indice di un cedimento nella muraglia narcisistica e non certo di cogliere l'occasione per difendere il valore di ciò che si offre: infatti si tratta di saper individuare non solo il desiderio di possedere completamente i contenuti mentali dell'analista, ma anche e soprattutto la capacità del soggetto di lasciar trasparire in modo comprensibile i suoi acutissimi desideri in modo tale che l'analista possa afferrarli e analizzarli. Il nucleo sano e vitale del paziente può così riconoscere con sollievo che l'assetto psichico di insieme viene capito e che un'elaborazione del rapporto è possibile. Insomma il soggetto narcisista, nel momento in cui non riesce ad inglobare l'altro e neanche ad ignorarlo magicamente, sente però che è possibile cercare di farsi capire ed essere capito. Ovviamente non è questo lo