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Signore e signori,
Un discorso inaugurale dovrebbe avere lo scopo di chiarire gli ideali del gruppo, nel nostro caso gli ideali di un gruppo di lavoro scientifico. E gli ideali di un gruppo si collegano già a ciò che Freud ha chiamato ideale dell'Io. L'ideale dell'Io a sua volta si collega al tema del nostro Congresso nella misura in cui Freud ha definito l'ideale dell'Io come il rappresentante del mondo interno, mentre ha definito l'Io come il rappresentante del mondo esterno.
Di fatto, però, Freud ne “L'Io e l'Es” definisce l'ideale dell'Io come qualcosa che implica l'Io stesso, in definitiva l'ideale dell'Io è riconducibile agli stessi meccanismi che fondano l'Io.
Stranamente l'ideale dell'Io così come è enunciato da Freud ne “L'Io e l'Es” si fonda sullo stesso meccanismo di identificazione su cui si fonda l'Io. In particolare la genesi dell'ideale dell'Io viene da Freud rimandata alla storia, non solo alla storia e alla preistoria del soggetto, cioè alla sua infanzia, ma addirittura alla storia dell'umanità. In qualche modo quindi l'ideale dell'Io si congiunge con l'Io in quanto pure esso rappresenterebbe il precipitato, all'interno dell'Io, della storia del soggetto e della storia dell'umanità. Da questo punto di vista, allora, il discorso inaugurale di apertura di questo Congresso che segue una lunga pausa, può legittimamente diventare un discorso storico, discorso storico all'interno del quale, volendo recuperare gli ideali del nostro gruppo di lavoro, possiamo parlare di una storia recente, di una storia passata, di una storia remota.
Per quello che riguarda la storia recente, l'evento più significativo è legato al travaglio della nostra Società negli ultimi anni. Con l'elaborazione