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Freud si avvicinava ai settanta nel 1925, anno in cui il professor Marco Levi Bianchini, psichiatra, primario presso l'Ospedale Provinciale Psichiatrico di Nocera Inferiore, fondò con alcuni colleghi medici e psichiatri un'associazione, che chiamò Società Psicoanalitica Italiana. Levi Bianchini non era certo, propriamente parlando, uno psicoanalista. Aveva conosciuto personalmente Freud, aveva letto e tradotto alcune sue opere, ed era, a modo suo, un “entusiasta” della psicoanalisi. È quasi superfluo ricordare che la “Società” fondata da Levi Bianchini non aveva alcun punto di contatto con una vera società psicoanalitica come oggi la si concepisce. Ed è altrettanto superfluo dire che essa non faceva parte dell'Associazione Psicoanalitica Internazionale, che pur esisteva sin dal 1910. Si trattò dunque di un sodalizio “sulla carta”, per cui la vera origine della Società Psicoanalitica Italiana può essere datata al 1° ottobre 1932, allorché Edoardo Weiss, trasferitosi a Roma da Trieste, la costituì ex novo con alcuni suoi collaboratori o allievi.
Della Società così costituita Weiss fu presidente, mentre Levi Bianchini ne rimase presidente onorario, insieme con lo psichiatra e psicologo Sante de Sanctis, cattedratico dell'Università di Roma. Tra i primissimi componenti della Società, ci furono persone che ancor oggi militano nel campo psicoanalitico, come Cesare Musatti, ed io stesso. Ne faceva parte anche Nicola Perrotti, che ne fu varie volte Presidente, e che morì pochi anni or sono. A lui, e a tutti coloro