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In un progetto di realizzazione terapeutica adeguata il trattamento psicoanalitico può compirsi, come è noto, nella misura in cui è consentito al paziente di modificare un Super-Io repressivo e colpevolizzante aprendosi, grazie all'identificazione col terapeuta, ad una rappresentazione interiorizzata di genitori tolleranti ed amorosi. Questa formulazione riduttiva dell'analisi chiama principalmente in causa il ruolo dei fattori superegoici. Quest'istanza anticipa in un certo senso il lavoro terapeutico, se teniamo conto, con Bergler, che il soggetto entri in analisi sotto la spinta del proprio Super-Io.
Da queste premesse deriva un modo molto stimolante di intendere la vicenda analitica come una particolare declinazione del lavoro del lutto (Bergler, Rado) in cui l'analista riesca a mobilitare ed utilizzare il sentimento di colpa dell'analizzato: è nel contempo necessario che l'analista sia simmetricamente in grado di servirsi a sua volta delle proprie componenti superegoiche, con finalità diatrofiche, riparative e creative.
In questa nota vorrei portare un piccolo contributo alla riflessione su questo tema, focalizzando anzitutto il valore che in tale operazione assumono i riferimenti di ordine teorico, come stimolo alla rielaborazione del materiale vissuto nell'hic et nunc della seduta. Il problema mi sembra particolarmente arduo a causa del carattere astratto