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Uno degli elementi che colpiscono l'osservatore contemporaneo del campo psicoanalitico è l'eterogeneità delle esperienze dei diversi operatori. In alcuni casi la letteratura offre quadri esperienziali che è difficile incorniciare in modelli comprensivi. Ciò è decisamente lontano da quello che poteva aspettarsi lo studioso formatosi nell'ambito delle scienze naturali e desideroso, più di altri, di ritrovare indicazioni utilizzabili per la formazione di modelli scientifici. D'altra parte è pur vero che le stesse operazioni “scientifiche” hanno subito una costante evoluzione, allontanandosi sempre di più dalle procedure caratteristiche del secolo scorso. È noto che eguale evoluzione è andata avvenendo nel campo psicoanalitico. Sembra tuttavia utile mantenere vivo l'interesse per lo stato dei lavori nel settore dell'epistemologia della psicoanalisi, dal momento che vi si notano posizioni talvolta estremamente lontane le une dalle altre (si confrontino ad esempio l'opera di W. Loch, (1965) “Premesse e Meccanismi del Processo Psicoanalitico” e quella di A. Lorenzer (1971) “Crisi del Linguaggio e Psicoanalisi”. Riunite insieme da posizioni intermedie, ma soprattutto da una prassi che utilizza i modelli delle scienze mediche e in special modo le prestazioni psicoterapiche, si presentano posizioni puramente descrittive, che sgranano interminabili descrizioni di esperienze (in una sorta di analisi