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Nel gennaio 1971 Mme Jeannine Kalmanovitch, la traduttrice francese di Winnicott, lo aveva interpellato circa la traduzione della parola “self”. Questa è la risposta che ne ha avuto, in data 19 gennaio 1971, pochi giorni prima della morte (12): “Mi sono chiesto se dovessi scrivere qualcosa di specifico su questa parola; ma, naturalmente, non appena mi ci sono provato ho scoperto che vi erano molte incertezze nella mia stessa mente a proposito di ciò che io stesso volevo significare con la parola ‘self’. Mi trovo ad avere scritto, in proposito, quanto segue: “Per me il self, che non è l'Io, è la persona che è me, che è soltanto me, che ha una totalità basata sull'operazione del processo maturativo. Nello stesso tempo il self ha parti e, di fatto, è costituito di queste parti. Queste parti si vanno agglutinando da una direzione interno-esterna, nel corso dell'operazione del processo maturativo, aiutato, in questo, come deve essere, dall'ambiente umano che contiene e che viene in contatto, e che facilita in maniera evidentemente (e solamente) umana. Il self si trova naturalmente dislocato nel corpo, ma può, in certe circostanze diventare dissociato dal corpo o il corpo da questo. Il self, essenzialmente, si riconosce negli occhi e nell'espressione facciale della madre, e nello specchio, che può in seguito venire a rappresentare la faccia della madre. Eventualmente il self arriva ad un