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Dal 29 maggio al 2 giugno si è svolto al Lido di Venezia il 3° Congresso della Società Psicoanalitica Italiana.
Ben 26 anni lo separavano dal precedente del 1950 a Roma, mentre il 1° si era svolto sempre a Roma nel 1946: al 1° Congresso gli iscritti ufficiali furono circa dieci, al 2° una ventina; a Venezia i partecipanti sono stati 230, ossia la quasi totalità dei componenti la Società e numerosi allievi: coloro che hanno disertato il Congresso si potevano contare sulle dita delle mani.
La scelta della sede, il palazzo del cinema, ha eliminato qualunque difficoltà logistica e si è dimostrata superiore alle sofisticate soluzioni, sempre più frequenti, di scegliere un albergo di categoria extra lusso come sede di un Congresso scientifico.
Nel discorso inaugurale il Prof. FORNARI, presidente della S.P.I., ha considerato il Congresso come espressione ideale dell'Io; soffermandosi su alcuni aspetti della nostra realtà sociale ha fatto dei riferimenti al marxismo e a problemi di ideologia religiosa; si è occupato delle istituzioni che utilizzano l'apporto di psicoanalisti per passare poi ai movimenti collettivi a carattere perverso che attaccano la psicoanalisi; ha considerato infine una possibile decifrazione di alcuni problemi sociali in termini di simbolizzazione confusiva e simbolizzazione diacritica.
Successivamente il Prof. MUSATTI con la straordinaria efficacia che gli è abituale ha fatto una panoramica della psicoanalisi nella cultura italiana; egli ha dato il senso di come il destino di una scienza dipenda o sia l'espressione delle vicende sociali e soprattutto politiche di una nazione.
Più specificamente il Prof. SERVADIO ha fornito una lucida storia del movimento psicoanalitico in Italia soffermandosi sulla impossibilità di esistenza per la psicoanalisi nei paesi a regime totalitario.