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In questo lavoro cercherò di stabilire connessioni e unificare concetti da me più volte formulati in precedenti libri e riviste.
Inizierò da quella metafora pregna di significato biblico, mediante cui ho definito la genitalità, vale a dire il giardino dell'Eden. La “forma mentis” dell'uomo di cultura contemporaneo, squisitamente esegetica e razionalistica, è profondamente schiva, e rifugge dalla metafora come il diavolo dall'acqua santa. L'intellettuale mostra verso la metafora la stessa idiosincrasia e nausea che egli prova verso la mistica, la religione ed il fascismo. Egli avverte il pericolo del ritorno del rimosso, della potenza del sentimento, dell'inondazione oceanica, del diluvio universale.
Nella paura della religione e del fascismo, della barbarie e della follia, la cultura dominante teme il preconscio, e contro di esso costruisce difese, dighe su dighe e sbarramenti di protezione. Freud stesso, nel “Disagio della civiltà” e in una considerevole parte della produzione scientifica degli anni della depressione, pentendosi e rivelandosi apprendista stregone, è ritornato sui suoi passi e ha cercato di respingere negli Inferi le forze demoniache già evocate, imprimendo alla psicoanalisi un cambiamento di rotta, una svolta decisamente reazionaria. La psicoanalisi, esportata e nuovamente importata in Europa dal di là degli oceani, è divenuta sempre più con gli anni uno dei baluardi difensivi più validi della cultura razionalistica ed intellettualistica, è divenuta etica, avendo trovato in Hartmann