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Vorrei richiamarmi al fenomeno della depersonalizzazione quale situazione caratterizzata dal sentimento penoso di un mutamento che avviene in se stessi o nel mondo esterno (derealizzazione) e che è sperimentabile dalle personalità più diverse.
Il fenomeno mi sembra interessante - per quanto ancora nasconde di incompreso - in quanto caratterizza in qualche modo i problemi di confine tra sé psichico e sé corporeo e fra mondo interno e mondo esterno.
Una parte prevalente del sé risulta privilegiata come rappresentativa del mondo psichico nella realtà (sentimento di identità, di storicità) rispetto alle parti del sé avvertite come estraniate, perdute. Le concettualizzazioni più recenti sulla metapsicologia del sé (Lichtenstein, 1965) descrivono il sé “come la somma totale di tutte le trasformazioni che sono le possibili funzioni di una correlazione invariante (ciò che intendiamo come la personalità) primariamente formata dai vari elementi di base dell'apparato mentale. Questa definizione (dice l'Autore) è compatibile con l'osservazione che l'esperienza del sé includa tutti i sé passati e futuri il che sembra trovare consistenza nel fatto che nell'esperienza del sé i sé potenziali sono mescolati con i sé attualizzati”. Questa concezione mi è parsa un