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Il mio contributo è imperniato, da una parte su alcune osservazioni di Freud e precisamente quelle sui rapporti fra relazioni spaziali e relazioni temporali, sul comportamento auto e alloplastico, sull'isolamento e sull'elemento esterno nell'utile primario; dall'altra su materiale clinico personale, costituito da tre “vignette”, una psichiatrica e due psicoanalitiche. Con esse ho cercato di esemplificare l'interesse di una lettura metaforica facente uso in particolare, nell'interpretazione di comportamenti o di produzioni soprattutto extra verbali, di passaggi, nei due sensi, fra dimensione spaziale e dimensione temporale.
La prima “vignetta”, che ora vi presento, è costituita da un quadretto, opera di uno psicotico da molti anni ricoverato in ospedale psichiatrico, culturalmente sprovveduto.
Da molto tempo (e fino alla morte), se gli si chiedeva quanti anni avesse, egli rispondeva dando l'età che aveva al momento del ricovero. Da quel momento il tempo non era più passato, non c'era più stata per lui una prospettiva, diversamente da prima. Quel