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Se in genere l'uomo capace di conseguire le proprie mete è disposto a vivere il succedersi degli stati psicologici più disparati; a maggior ragione noi, psicoanalisti, dobbiamo accettare tale necessità. Nel nostro campo, il momento più ricco, “conviviale” forse si realizza al passaggio dalla condizione “privata” alla relazione “pubblica”, duale; con l'analizzando ritrovato. Tenuto conto della precedente formazione psichiatrica, la mia trasformazione finale si realizza, da medico a psicoanalista. E ritorno.
A volte ne percepisco il confine, quando riavverto il desiderio d'aiutare il paziente “a risolvere i conflitti”, oppure quando mi preoccupo per la mancanza di risultati. In quel momento, riacquistando memorie e desideri, mi rifugio nel dualismo intimo-interno, precludendomi l'aperta comprensione del sistema “chiuso” dell'analizzando (12).
Forse solo per brevi momenti, è possibile accettare la reciprocità mondo esterno-interno-intimo, Es-Io-Sè-mondo esterno (7), fantasia precoce-fantasia-verbale-realtà esterna che dir si voglia. In tanti modi è possibile descrivere il rapporto tra il Sé, stato psicobiologico primitivo (4), pieno di dati sensoriali confusi (9) e le immagini successivamente coagulate sotto l'influsso delle esperienze neonatali (4). Quella relazione tra il tumulto inerte dei primi momenti e le funzioni successivamente