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Dire che il padre è, nello sviluppo infantile, un secondo oggetto, è forse improprio. Un modo più proprio di definirlo dovrebbe tenere conto almeno del fatto che questo secondo oggetto si configura, per la prima volta nell'infanzia, come un oggetto d'amore da acquisire. A differenza infatti della madre (o del seno), che il bambino vive dapprima come Sé e che solo gradualmente apprende a differenziare da sé e a porre come “esterno” (non come estraneo) al Sé, il secondo oggetto si impone al bambino fin da principio come “estraneo” (e poi come esterno) al Sé. Questo fatto nuovo è pieno di conseguenze. I modi in cui il bambino reagisce o risponde a questa esperienza, che è per molti versi sconvolgente, comportano sostanziali modifiche nel rapporto originario con la madre e nella immagine di se stesso. Inoltre, attraverso la situazione triangolare, essi promuovono uno sviluppo decisivo del rapporto oggettuale. L'indagine che questo lavoro si propone è diretta, nei limiti del possibile, al complicato processo che porta gradualmente il bambino alla formazione e alla acquisizione di un primo oggetto d'amore collocato fuori dallo spazio del suo originario rapporto con la madre.
Il padre compare nella vita psichica del bambino molto precocemente, intorno alla seconda metà del primo anno, o poco prima.