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Nel corso della mia esperienza clinica due mi sono sembrati gli elementi psicopatologici, con più significativa frequenza rilevabili nella osservazione di pazienti anoressiche:
la necessità della presenza di un “altro” in qualche modo tirannicamente coinvolto in un rapporto di tipo perverso tra affama-trice e affamata;
una situazione conflittuale a proposito del corpo che diviene il luogo di verifica del principio di realtà e dell'identità personale in tutti i suoi aspetti.
Questi due aspetti cimici, spesso esibiti con modalità ludiche e provocatorie, giocano un ruolo di primo piano nelle vicende del transfert e del contro-transfert e determinano, sin dalla prima intervista, il giudizio di analizzabilità e le possibilità dell'alleanza terapeutica.
Vi è sempre nel comportamento delle anoressiche un messaggio inconscio condizionato dal diniego della realtà, del mondo esterno e la richiesta di una impossibile conferma di un mondo interno ideale, perfetto, perché narcisisticamente nutrito.
L'analista viene richiesto di farsi complice e testimone di questa sconfessione e sfida al reale e viene messo a dura prova nella sua pretesa di neutralità. Questi scogli sono quelli che alcuni analisti del IV groupe di derivazione lacaniana (Alaugnier Spairani, Clavreul ecc.) considerano tipici nell'analisi delle strutture perverse. In una