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È arrivato.
Puntuale e preciso, tutto elegante nel suo Principe di Galles, camicia e cravatta intonate, testa inclinata sulla spalla sinistra, occhi che sorridono dietro le lenti montate in metallo e volto atteggiato, per professionale abitudine, all'attesa empatica delle tue confidenze, questo mio fratello maggiore è qui pronto alla consegna del suo contributo al volume dedicato all'ottantesimo genetliaco del nostro Maestro.
Non contento d'aver dato alle stampe il suo decimo o undicesimo libro (ormai non li conto più), ha pronti ben due articoli.
Per quello scientifico passi, sono da tempo abituato ad inchinarmi davanti alla sua scienza, ma l'altro, quello personale, annedottico ed intimo, quello no, quello dovevo scriverlo io.
E i fogli sono ancora bianchi.
Con un gesto molto simpatico Fornari mi chiede ora di leggere quanto ha scritto e di dargli in proposito la mia opinione. Ne approfitterò per trame qualche spunto.
Il lettino.
Non sapevo proprio che il primo lo avesse regalato a lui, ma ricordo benissimo il secondo nello studio in Porta Nuova. Piuttosto piccolo, ricoperto di cretonne chiaro, mi andava un poco stretto di spalle
Mi ci ero sdraiato carico di quel sano scetticismo che derivava da quattro anni di scuola neuropsichiatrica squisitamente organogenetica.