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In “Analisi terminabile ed interminabile” Freud (1937) porta avanti la sua riflessione sui motivi che limitano i risultati dell'analisi e ne condizionano le modalità di conclusione, finendo col chiamare in causa la radice biologica delle pulsioni e certe alterazioni dell'Io.
Ma nel VII capitolo egli fa una sorta di parentesi spostando l'ottica principale del lavoro a partire dalla citazione di Ferenczi per il quale: “…l'analisi non è un processo senza fine, ma che essa può, se l'analista è dotato di esperienza e di tenacia, venire condotta a naturale conclusione”. Così Freud apre quel discorso in direzione del coinvolgimento dell'analista nella organizzazione dell'analisi come processo da cui soltanto, allo stato attuale, sembra potersi aspettare qualcosa a proposito della riduzione degli ostacoli alla analizzabilità. Ma poiché “Analisi terminabile e interminabile” prende le mosse dall'esperienza analitica con “l'uomo dei lupi”, possiamo chiederci se come la riflessione di Freud in senso strutturale, dinamico e soprattutto economico, si snoda a partire dalla sua decisione, comunicata ali uomo dei lupi, di cessare l'analisi ad una certa data, così la particolare visuale relazionale adombrata nel VII capitolo di “Analisi terminabile ed interminabile”, non sia riducibile a tutto