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Stupisce come Reich si sia occupato così poco, se non in termini polemici o del tutto collateralmente, di un problema che doveva essere così importante per lui, come quello del controtransfert. Un elemento che nell'analisi caratteriale che egli proponeva non poteva non far sorgere questioni spinose, era affrontato in termini abbastanza generici.
Se ne occupa di fatto prevalentemente nell'ultimo capitolo della prima parte di analisi del carattere (ADC-175). Nel paragrafo “Alcune osservazioni sul controtransfert” egli afferma:
“Notoriamente l'analista come un apparecchio riceve il compito di “sintonizzare” durante il trattamento il proprio inconscio con l'inconscio dello analizzando, e inoltre di affrontare ogni paziente come lo esigono le sue caratteristiche. Questo ha a che fare con la conoscenza e bravura analitiche (che l'analista deve possedere) solo nella misura in cui dalla recettività per quanto riguarda l'inconscio estraneo e dalla sua capacità di adeguarsi ad ogni situazione analitica, dipende anche il progresso della sua conoscenza analitica e della sua abilità pratica” (175) (1).