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Voglio innanzi tutto cominciare col dire che Freud fu un umanista e che la psicoanalisi è un Umanesimo.
Come molti altri Freud ripose le sue speranze umaniste nella ricerca scientifica della verità, e, pur avendo qualche dubbio dava per scontata la morale. I dubbi sono andati via via aumentando e oggi si dubita dell'umanesimo della scienza, poiché l'esperienza ci dimostra che lo sviluppo scientifico, tecnico ed industriale può essere dannoso all'integrità dell'uomo.
Il nuovo campo di conoscenze che si è aperto grazie a Freud non fa eccezione alla tendenza generale di usare la scienza, per lo meno in parte, contro l'umanità.
È forse questo il motivo per cui gli psicoanalisti ripetono così frequentemente che la psicoanalisi è un'arte: essa è più vicina all'uomo di quanto non lo sia la scienza. Questa idea della psicoanalisi come arte, ha come implicazione profonda che noi manteniamo il nostro interesse nell'essere umano in quanto persona, unica ed emotiva, e il nostro rispetto per il prossimo nella sua totalità e unicità, in un mondo che soffre di de-umanizzazione, di “disindividualizzazione” (Sterba) e della mancanza di rispetto per la vita umana.
Nel nostro lavoro quotidiano cerchiamo, per quanto questo è possibile, di rendere i pazienti padroni di sé e delle proprie emozioni (“rendere conscio l'inconscio”).