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Il 25 novembre 1977, a cinquanta anni appena compiuti, è morto Fabio Zambonelli, membro ordinario della S.P.I., medico primario di ospedale psichiatrico, docente nella scuola di perfezionamento in Psicologia della Facoltà Medica di Bologna. Era nato a S. Giovanni in Persiceto il 14 novembre 1927, si era laureato nel 1951 e nel 1958 aveva conseguito la libera docenza; da dieci anni faceva parte della nostra Società.
Fabio Zambonelli è morto, e adesso quelli fra gli amici che gli furono più vicini, anche nel dolore che fu sconvolgente e non mitigabile, e quanti altri lo frequentarono, di lui sono indotti a ricordare, per contrasto, qualità che dal lutto si voglion bandite: l'umorismo, l'arte di usare la parola per suscitare il sorriso, il sorriso che sopisce il dolore, attenua il dispiacere, addolcisce la protesta. Greenson asserisce che tra gli psicoanalisti i migliori terapeuti sembrano essere quelli che ne posseggono in notevole dose: l'abilità linguistica necessaria per usare e apprezzare i motti di spirito costituirebbe un'attitudine paragonabile a quel che è la destrezza manuale per il chirurgo. Se ciò potesse essere riconosciuto vero, Fabio Zambonelli, che per questa abilità eccelleva indubbiamente su tutti noi e che, per caso, aveva illustri chirurghi tra i suoi congiunti, dovette essere per parte sua un terapeuta impareggiabile.
Al di fuori del lavoro professionale, le sue doti erano tali da poter essere meglio apprezzate nei piccoli gruppi che nelle più numerose assemblee. Discreto e riservato, misurato e prudente, egli non ebbe infatti, e non cercò, occasioni per illustrarsi; ottenuta la docenza in clinica delle malattie nervose e mentali, che pure si era guadagnata con serie e rigorose ricerche cliniche, divenuto psicoanalista, come capita ai colleghi più severi, non pubblicò che l'indispensabile e non