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“Quanto più è intensa la resistenza, tanto più l'acting out (ripetizione nel transfert) sostituisce il ricordare”, dice Freud in “Remembering, repeating, and Working Through”.
Il motivo di ciò sta nel fatto che essendo i sintomi il risultato di un compromesso fra gli impulsi rimossi e le difese, il P., venendo in analisi per liberarsi dei sintomi che lo disturbano, si aspetta di ottenere in cambio dall'analista la soddisfazione degli impulsi finora frustrati. L'analista, invece, continua a frustrarli allo scopo di far rivivere le situazioni originarie in cui avvenne la formazione dei sintomi. Da ciò una lotta che rende l'analisi di ogni paziente nevrotico — dice A. Freud — un procedimento turbolento con risultati incerti.
A. Freud sintetizza tre possibili conclusioni di tale lotta fra analista e paziente:
L'analista può riuscire a cogliere ed interpretare il derivato pulsionale al momento in cui emerge e a far “ricordare”.
Può riuscirvi solo parzialmente. In questo caso una parte del passato rimosso affiora in forma di vissuto che cerca soddisfazione nel transfert. Ma si tratta di una forma di ripetizione del passato in cui l'agire è contenuto dalle regole del setting.
Può fallire in misura tale che l'agire del paziente diventa antianalitico.