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Il termine di sofferenza psichica non è proprio del linguaggio psicoanalitico, bensì del linguaggio comune, e rimanda ad un'esperienza affettiva ubiquitaria, distinta dalla sofferenza fisica. D'altra parte, grosso modo come sinonimo, viene usato comunemente il termine di depressione, che nel linguaggio psicoanalitico ha un significato complesso se non ambiguo: uno dei suoi significati è comune a quello del linguaggio corrente indicando tristezza, sofferenza; l'altro, nell'accezione di “posizione depressiva”, sta ad indicare non tanto uno stato affettivo quanto il concetto metapsicologico introdotto da Melanie Klein (12).
Inoltre la posizione depressiva implica affetto più o meno depressivo e sofferenza psichica pur senza identificarsi con esse.
Lasciamo per il momento in sospeso l'indagine sul significato di questi termini e sui loro eventuali rapporti, che cercheremo di chiarire in seguito.
Vorremmo qui invece sottolineare la tendenza universale alla ricerca di soluzioni globali del problema della sofferenza psichica. Religioni e ideologie sembrano dover innanzitutto rispondere a questa esigenza ed alimentare questa illusione. Dal punto di vista psicoanalitico le soluzioni che religioni e ideologie danno al problema del dolore psichico possono essere viste come delle modalità difensive, basate su relazioni oggettuali regressive. La rinuncia dell'investimento