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L'interesse che mi ha spinto a scrivere questo lavoro non è tanto quello di presentare un caso clinico, perlomeno nel senso abituale di una documentazione il più ragguagliata possibile, ma piuttosto quello di descrivere e riflettere su una situazione analitica.
Pur essendo molto motivato ad una tale prospettiva d'indagine, devo dire che non mi è apparsa per niente facile da perseguire, anzi mi è sembrata così irta di ostacoli da trovarmi a valorizzare questi come oggetto di conoscenza.
Pertanto questo lavoro non può che essere considerato provvisorio, perlomeno nel senso di preliminare in un progetto di ricerca che si intende sviluppare ulteriormente.
In una riunione scientifica del Centro Psicoanalitico di Roma ci fu un intervento della Muratori (1) che poneva, fra l'altro, un interrogativo molto stimolante. Era questo: “Qual è l'operazione di osmosi che in quel momento, mentre l'analista parla o non parla, si sta verificando nella coppia terapeutica?”.
Ora, anche se lontana è la possibilità di una risposta esauriente, mi pare che questo interrogativo possa essere utilizzato almeno come polarizzazione di interesse. È con tale intento, quindi, che provo ad imboccare questa strada, iniziando da alcune notizie generali sul caso che mi ha dato occasione di riflettere.