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Quando Sei personaggi in cerca d'Autore apparì a Roma il 10 maggio 1921, ebbe quello che può essere chiamato un succès de scandale ci fu una enorme dimostrazione tra gli spettatori che erano in favore della commedia e che l'avevano ammirata e quelli che l'avevano odiata. Gli anti-pirandelliani furono infuriati da quelle che credevano fossero delle assurdità deliberate e confusionarie. Le critiche furono tante che, circa quattro anni più tardi, Pirandello si sentì obbligato a scrivere una prefazione, dando una spiegazione, post-facto dei significati della commedia.
Cosa era l'elemento nella commedia che provocò sentimenti così intensi? Era la sua complessità? O era forse il fatto che gli spettatori si sentivano continuamente respinti nel loro desiderio d'identificarsi? Certamente, riusciamo appena ad interessarci nella tragica storia dei personaggi che subito siamo portati a provare l'assurdità di identificarci con personaggi irreali che non devono solo essere irreali ma in cerca anche di un autore che li possa materializzare. Più ci si immedesima con questa commedia e più sconcertante è il continuo cambiamento di messa a fuoco. Difatti è chiaro, è proprio questo che rappresenta molto ingegnosamente la preoccupazione che Pirandello ebbe tutta la sua vita, e cioè il conflitto tra la realtà cambiante della vita e la realtà fissa della forma artistica.