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Öõóéò÷ñõðôåóõáé φéëåé
(La realtà ama nascondersi)
Eraclito, frammento 123.
Il mito di Edipo è il nucleo centrale attorno al quale si struttura la saga tebana. Vale a dire che la saga dei Labdacidi deve essere considerata, come ogni espressione mitica, in termini di struttura e non di sequenza temporale e lineare di fatti narrabili. I “fatti” mitici (diamo per buona l'apparente contradictio in terminis) sono solo in apparenza res gestae, suscettibili, per tanto, di un racconto equivalente alla storiografia (che è historia rerum gastarum). In realtà non c'è in essi un tempo - equivalente al tempo storico - nel cui decorso si sviluppa l'accadere mitico. Questo si manifesta in un contesto strutturato al margine della cronologia che inquadra la successione dei fatti nel mondo “reale”. Il mito si sviluppa in una dimensione atemporale che non è, tuttavia, l'eternità. Il suo ambito è l'indefinito presente del “sempre”. I suoi apparenti “prima” e “poi” sono parti del mito medesimo, che il pensiero razionale distribuisce lungo una sequenza temporale fittizia. Se quello che realmente scopriamo nel testo del mito è la sua condizione di struttura, vale a dire contestualità sincronica e non sequenza lineare diacronica, se dobbiamo privilegiare il